Perché ogni volta che Pakistan e India avviano il dialogo sul Kashmir scoppiano le bombe

Mercoledì mattina, in un palazzo sorvegliato di Islamabad, il ministro degli Esteri pachistano, Shah Mohammod Qureshi, ha parlato di lotta al terrorismo e pace nel Kashmir con il collega indiano, Pranab Mukherija. Poche ore dopo, cellule di terroristi hanno preso d’assalto Mumbai, uccidendo almeno 125 persone.
28 NOV 08
Ultimo aggiornamento: 09:43 | 19 AGO 20
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All’inizio della settimana, il presidente di Islamabad, Asif Ali Zardari, ha detto: “La questione del Kashmir non può che essere risolta con il dialogo. Non useremo mai per primi le testate atomiche in caso di conflitto”. Ma ogni volta che i due paesi si riavvicinano, c’è una bomba che esplode in India. La Cia e l’intelligence di Nuova Delhi (Raw) sono convinti che l’Isi sia il cervello di numerosi attacchi contro obiettivi indiani. Alcune registrazioni hanno mostrato il legame fra il gruppo di fuoco che il 7 luglio ha preso d’assalto l’ambasciata indiana di Kabul e i servizi segreti di Islamabad. Zardari sta riformando lentamente il sistema. Ha iniziato dagli Affari interni, cancellando la sezione che teneva d’occhio i politici pachistani. Agenti dell’Isi tengono i rapporti con i talebani di Baitullah Meshud, sulle montagne dell’Hindu Kush, e costruiscono una rete di contatti con i guerriglieri islamici del Kashmir. C’è un uomo, C.a.m. Basheer, che vive da ricercato in Arabia Saudita e raccoglie fondi per finanziare questa alleanza del terrore. E’ uno dei primi indiani ad aver ricevuto addestramento nei campi al confine fra il Pakistan e l’Afghanistan. L’Isi, dice il think tank South Asia Analysis Group, è l’anello che collega i due fronti della Guerra santa: a nordovest, in Afghanistan, i nemici sono i soldati della Nato, a sudest gli indù e gli uomini d’affari occidentali di Mumbai. E’ l’indianizzazione del jihad.